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La culla della civiltà occidentale

La culla della civiltà occidentale

“La culla della civiltà occidentale”
La Grecia è senza ombra di dubbio il luogo dove ha avuto origine la storia e la civiltà occidentale, possiamo quindi definirla come “la culla della civiltà occidentale”
Il nostro modo di essere europei e sopratutto italiani, deriva sotto molti aspetti dal pensiero e dalla cultura umanistica che i filosofi greci ci hanno tramandato fino ad oggi.
Mettiamo in luce 2 grandi periodi:
Quando parliamo di Grecia come possiamo dimenticare “la tragedia e la commedia” che proprio in queste terre hanno avuto origine, ricordiamo quindi i grandi autori che hanno dato contributo all’evoluzione della tragedia in melodramma, genere in cui l’Italia è sovrana incontrastata.
Ricordiamo: Eschilo, Sofocle ed Euripide per la tragedia, Cratino e Aristofane per la commedia.
La scuola di pensiero musicale era affiancata dalla scuola di pensiero filosofico e tra i maggiori rappresentanti ricordiamo Socrate, Democrito, Platone e Aristotele.
Geograficamente ed economicamente la Grecia è una Repubblica parlamentare che fa parte della Comunità Europee. Geograficamente la Repubblica Greca si stende nell’Europa sudorientale, fino alla penisola balcanica e confina a nord con la Macedonia e la Bulgaria, a nord-ovest con l’Albania e a nord-est con la Turchia; è bagnata a ovest dal mar Ionio, a sud dal Mediterraneo e a est dall’Egeo. La capitale è Atene, capitale morale del mondo greco da un paio di millenni, città dell’Attica di antichissima tradizione storica e culturale. Altre città importanti sono Salonicco, Patrasso, Candia, Volo, Larissa, Calamata, Corfù, Rodi e Corinto. Oltre alla penisola balcanica, la Grecia comprende nel suo territorio circa 3050 isole, di cui soltanto 167 sono abitate. Noi europei dobbiamo alla Grecia un riconoscimento particolare per aver dato un nuovo impulso all’evoluzione del sistema musicale moderno, basti ricordare che ancor oggi i modi greci definiti migliaia di anni fa sono ancor in uso nella musica Jazz.
Le origini di questo sistema bastato su 4 note, ha avuto origine circa nel 1400 a.c. quando la Grecia si separò da Creta. L’etnomusicologia ricorda che secondo la leggenda, la lira, il flauto ed il flauto ad ancia furono inventati da Ermes, Iagnis e Marsia, mentre il padre del canto era Orfeo. Quando in Italia i Menestrelli giravano le varie corti raccontando gli eventi accompagnati dalla lira, in Grecia invece gli aedi, o rapsodi, cantavano le gesta degli eroi e degli dei accompagnandosi con il kitharis, una specie di lira di grandi dimensioni. Proprio perché si accompagnavano con la lira è nato il termine “lirica”, ovvero canto accompagnato e di cui l’Iliade ne è un esempio.
Non solo nelle corti si faceva musica anche nelle campagne la musica e la danza avevano come protagonista principale la syrinx, ossia il flauto di Pan, mentre il canto corale faceva da supporto alle cerimonie religiose e a quelle civili. il teatro classico esplorò la tradizione della lirica, con autori dei calibro di Eschilo, Euripide ed Aristofane. il coro che accompagnava queste opere era rigorosamente all’unisono, ancora non esisteva la polifonia, introdotta molto tempo dopo, il tutto accompagnato eventualmente dalla lira o dall’aulos (una specie di flauto doppio): esso faceva da accompagnamento alla rappresentazione, ma eseguiva anche la danza, detta orchesis, stando nello spazio davanti la scena (che per questo venne detto orchestra). Il termine assunse l’odierno significato durante le prime esecuzioni di opere italiane, quando i musicisti sedevano davanti al palcoscenico. La musica (mousike cultura dell’intelletto) non era concepita dai greci come attività indipendente, ma come nucleo principale d assieme alla cultura fisica: lo stesso Platone ne sottolineò l’importanza educativa. Come abbiamo introdotto precedentemente, le scale musicali erano basate su gruppi di quattro note di intonazione discendente, detti tetracordi (chiamati così perché corrispondevano alle prime 4 corde della lira). La nota iniziale e quella finale di ogni tetracordo formavano un intervallo di quarta perfetto: le note interne potevano essere alterate per formare diversi tetracordi a cui veniva attribuito anche diverso nome. Le scale di sette note, o harmoniai, erano formate collegando tra loro due tetracordi ed estese per coprire due ottave, questo modo di creare le scale era chiamato sistema perfetto. La musica suonata in quei tempi è andata perduta, anche per la mancanza di una notazione musicale introdotta dopo il X secolo da un monaco benedettino, Guido D’Arezzo. Oggi in Grecia distinguiamo la musica moderna in folkloristica e neo-ellenica.
La prima, sotto l’influsso del cristianesimo e delle invasioni barbariche, si ispira alle gesta avventurose dei Bizantini ed al loro desiderio di libertà utilizzando come strumenti la lira, il violino, il clarinetto ed il flauto.
La musica neo-ellenica è l’espressione musicale più comune e va dalla caduta di Bisanzio nel 1453 all’istituzione del nuovo stato nel 1821. I maggiori esponenti dell’ultimo secolo sono Kalomiris, che mostra influssi occidentali, Lavrangos, Chatzidàkis e Theodoràkis, artista di fama mondiale ed autore della colonna sonora del film “Zorbas il Greco”
Ma chi era Zorba il greco e cosa rappresenta il Sirtaki:
Alle soglie del matrimonio, un uomo è assalito da dubbi e timori e imprevedibilmente si allontana dall’amata e dalla sua terra, la Grecia, per iniziare un viaggio attraverso il mondo e attraverso se stesso.
Nei suoi vagabondaggi visiterà terre lontane, luoghi d’incantevole bellezza, città pittoresche, la diversità di atmosfere culturali e di civiltà lo condurranno a vivere sconosciute esperienze di vita tra sogni, speranze, delusioni, dolore, nuovi e forti sentimenti d’amore e d’amicizia. Ma pian piano l’entusiasmo iniziale lascerà il posto a un’inquietante solitudine data dalla nostalgia del suo paese, delle sue origini, dalla donna che ha lasciato. Arricchito da ciò che ha vissuto, deciderà di riprendere il suo viaggio verso casa e il ritorno sarà coronato dalla consapevolezza che le radici di un uomo non possono essere strappate.
Se parliamo di Grecia non possiamo non mettere in evidenza il Sirtaki e cosa rappresenta questa danza per il popolo greco. Il SIRTAKI rappresenta l’atto culminante ed emozionante di questa presa di coscienza e con quella danza, l’uomo coinvolgerà idealmente chi lo circonda a condividere con lui le sue emozioni e le sue passioni. Articolato in due momenti, lo spettacolo attraversa luoghi diversi, ma uniti da un significativo filo conduttore: la narrazione dei sentimenti e delle passioni umane attraverso la danza.
La rappresentazione offre un dinamico equilibrio tra aspetti tradizionali e moderni, tra passato e presente, toccando terre tra loro lontane, ne coglie le atmosfere, le peculiarità i tratti caratteristici.
Anche in Italia ci sono tradizioni entomusicali legate direttamente alla Grecia, ricordiamo, prima fra tutte la zona della penisola Salentina dove ancora le leggende, le usanze, le tradizioni, i canti popolari, costituiscono la propria identità e, assieme alla sua lingua, confermano la continuazione della sua vita storica e sociale. In queste terre ancor oggi i canti della popolazione grika sono viva testimonianza di un’antica lingua e di una cultura rurale quasi estinta. Il canto e la musica accompagnavano infatti, il ciclo della vita di ogni singolo uomo, e contemporaneamente il ciclo di vita produttivo e festivo dell’intera comunità, possiamo definirlo come elemento portante dell’individualizzazione dell’uomo sociale e personale. Alla nascita del nuovo anno, momento in cui l’uomo ritorna bambino per ricominciare, insieme al seminato dei campi, un nuovo ciclo di vita ci pensa la “Strina” ovvero un canto della popolazione grika.
Essa infatti, rappresenta uno dei canti religiosi-pagani più complessi e completi che si conosca nel Salento e nella Grecia Salentina.
Proprio durante le festività natalizie intere compagnie di musici con tamburelli, organetti, sonagliere, e cupa cupa, si spostavano da un casolare all’altro, di masseria in masseria, a portare la notizia della nascita di Cristo ed anche per avere in cambio qualche provvista : uova, formaggio, ecc.
Non dimentichiamo infine “moroloja” ed i “lamenti”.
Moroloja” significa canto dei morti, ancor oggi è possibile ascoltarli su richiesta dalla voce di qualche anziana del luogo, queste donne venivano pagate per lodare il morto durante il suo funerale. Di altra fattezza armonica sono invece i” lamenti”. Questi a differenza dei”moroloja”, non sono improvvisati e non vengono cantati in presenza del morto, ma sono componimenti poetici in onore della persona amata o commissionati per la morte di persone care. Oggi possiamo ancora sentire l’atmosfera classica e il mito degli eroi passeggiando per le stradine di Atene e nei sobborghi più lontani, rivivere le gesta di questo popolo con le rappresentazioni classiche delle sue tragedie, rappresentate nei più grandi teatri del mondo.
Non dimentichiamo che i nostri grandi autori del Melodramma, (Verdi, Puccini, Rossini, ecc. ecc.) sono nati proprio seguendo la tradizione iniziata nella “culla della civiltà occidentale”.